Vda | Tra parchi e antiche miniere

Highlights 07/07/2020

In valle d’Aosta sono davvero tantissimi gli spunti naturalistici, a partire per esempio dal Parco Nazionale del Gran Paradiso che si estende su 70.000 ettari di territorio d'alta montagna, tra gli 800 metri di fondovalle e i 4.061 metri del Gran Paradiso.

Sul territorio valodostano il Parco ha tre centri visitatori, a Cogne, Valsavarenche e Rhêmes-Notre-Dame. Che permettono di approfondire in ogni stagione i vari aspetti naturalistici dell'area protetta. Da non perdere, a Cogne, il giardino alpino Paradisia, soprattutto a luglio, quando molte delle oltre 1.000 specie del giardino sono in piena fioritura.

La storia del Parco nazionale Gran Paradiso è legata alla protezione dello stambecco da quando nel 1856 il re Vittorio Emanuele II dichiarò queste montagne riserva reale di caccia, salvandolo così dall'estinzione. Il re creò anche un corpo di guardie specializzate e fece costruire una rete viaria per la protezione della fauna e per le escursioni. Nel 1920 donò la riserva allo Stato italiano perché ne facesse un parco che è oggi abitato da marmotte, aquile reali tra boschi di larici, abeti rossi, pini cembri e abeti bianchi.

Un altro originale spunto sono la antiche miniere. Quella di magnetite di Cogne, tra le più alte d’Europa a 2.000 metri circa, è un susseguirsi di oltre 100 km di gallerie e impianti originali che riportano i visitatori sulle tracce di generazioni di minatori, offrendo un panorama mozzafiato dal Monte Bianco al Gran Paradiso.

Con una passeggiata suggestiva da Cogne si arriva a Costa del Pino avvolti da una magica atmosfera: i vecchi edifici, il panorama, gli utensili, le sale così come le hanno lasciate i minatori e lo sferragliare del trenino d’epoca che porterà i visitatori lungo la galleria di carreggio, rendono la visita un’esperienza che riporta indietro nei secoli.

Un altro antico sito minerario è quello di Servette, posto nel Vallone di Saint-Marcel, legato all’estrazione di pirite, calcopirite (e pietre da macina) fin dall’epoca romana. Lo sfruttamento più attento risale al XX secolo ed è quello che ha lasciato le testimonianze più consistenti di questa importante realtà mineraria.

Per gli appassionati di astronomia l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) e il Planetario di Lignan sono imperdibili. Sorgono a Lignan, frazione a oltre 1.600 metri di altitudine nel vallone di Saint-Barthélemy, a 16 km dal Comune di Nus. Inaugurato nel 2003, possiede un parco degli strumenti tra i più ampi d’Europa che comprende il Laboratorio Eliofisico per l’osservazione di gruppo del Sole, la Terrazza Didattica con sette telescopi Cassegrain da 25 cm di apertura, il Teatro delle Stelle per l’osservazione del cielo a occhio nudo. Il Planetario permette di compiere viaggi virtuali nel cosmo tra pianeti, costellazioni, nebulose e galassie in computer grafica, scoprendo i fenomeni fisici più interessanti grazie a proiezioni realizzate integralmente dallo staff.

Spostandosi nella valle del San Bernardo (a 16 km da Aosta) si trova il curioso museo a cielo aperto allestito nel borgo medievale di Etroubles, diventato negli anni una galleria d´arte permanente con le opere di artisti di fama mondiale e la collaborazione della Fondation Gianadda di Martigny. Tra gli artisti italiani sono presenti il pittore e scultore Salvatore Sebaste, fra i maggiori esponenti dell’arte del Mezzogiorno, gli scultori ferraresi Alberto Gambale e Sergio Zanni, il pittore milanese Carlo Brenna ed il fiorentino Andrea Granchi. E poi Albert Féraud, il più noto scultore vivente d’Oltralpe, Guido Magnone, la pittrice Evelyne Otis Bacchi e Hans Erni, il più famoso artista elvetico con Yves Dana. Aprono e chiudono il percorso sculture in legno di Giulio Schiavon e Siro Viérin.

Proseguendo si può raggiungere il Colle del Gran San Bernardo, situato a 2472 metri di altitudine, una delle principali porte di comunicazione tra le Alpi fin dall’epoca romana. Nel 1045, ad opera di San Bernardo di Mentone, si costruì sul colle un Ospizio gestito da una congregazione di canonici regolari, allo scopo di ricoverare, assistere e proteggere i numerosi viaggiatori, tra i quali i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. A partire dal XVI secolo, i canonici dell‘ospizio allevavano grossi cani molossoidi, per la guardia e protezione dell‘Ospizio, ma anche per numerosi altri impieghi. L’utilizzo che li rese celebri nel mondo fu quello di ausiliari dei canonici nel tracciare la pista nella neve fresca, prevedere la caduta di valanghe, e ritrovare i viaggiatori dispersi o sepolti dalle slavine. A partire dall‘800, da questi cani si selezionò la razza oggi nota come Cane di San Bernardo.

Al colle si può godere della vista di un piccolo lago, gelato fino a primavera inoltrata, e di panorami mozzafiato sulle montagne circostanti. La zona è meta di itinerari di sci-alpinismo grazie all‘innevamento presente fino all‘inizio di giugno e di escursionismo durante l'estate.

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